Buongiorno, Karma

Attilio Folegatti

Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo.

Amen.

Ora la giornata può cominciare.

Mia moglie è già in piedi, come sempre si è alzata prima di me, la sento ridere con nostro figlio mentre trafficano in cucina. La colazione è il pasto più importante, lo so, anche se non ho mai imparato a mangiare tutto quello che lei mette in tavola. Frutta, biscotti, plum cake, cereali e tantomeno pane con il prosciutto o la mortadella, ma ne ha bisogno il bambino per crescere.

Questa vita mi piace davvero, e vorrei che fosse così per sempre.

Tutto qui.

Allora credici, mi dico.

Dalla finestra giunge una promessa d’estate che rende più lievi i pensieri. È il momento di staccarsi dal letto.

Sono in piedi, una rapida occhiata all’ambiente per vedere se è tutto a posto e quasi mi prende un accidente. I pantaloni. Che ci fanno buttati sul letto in quel modo? Li afferro immediatamente e controllo le tasche. No! Dentro c’è il portafoglio. I soldi sul letto sono una maledizione. Come ho potuto commettere una tale leggerezza, ma che avevo in testa quando sono andato a dormire?

Mi segno di nuovo con la croce, bacio il palmo destro e lancio la sfortuna alle spalle.

Entro in soggiorno.

L'aria profuma di caffè bollente ed è rassicurante.

Allora Noel, dormito bene?

Sì, papà.

La colazione è già pronta? Faccio io.

Sì, guarda. Ho fatto tutto con l’aiuto della mamma.

Bravo il mio ometto. E brava anche tu, Erica.

Bacio mia moglie e prendo posto a tavola.

Noel è un bambino speciale, ha un'immaginazione contagiosa, a volte mi basta guardarlo intento a giocare per sentirmi sereno.

Il mio lavoro mi consente di stargli vicino molto più di un qualunque altro papà. Sono un programmatore informatico, realizzo siti web e li gestisco per conto di grossi clienti. Aziende ricche che mi pagano per mantenere alto il proprio nome on line. Posso esercitare in qualunque posto raggiunto da una linea wireless. Casa mia, per esempio. Così niente scuola dell’infanzia per Noel. Non mi piacciono quelle dade che infarciscono la testa dei bimbi con regole comportamentali alla moda. Una scolastica all’avanguardia creata al solo fine di allontanare i figli dalla famiglia. Io sto con il mio bambino, le sue fantasie sono diventate anche le mie. Non importa se a volte non vedo e non sento, mi rimane il cuore per entrare in contatto con quel nostro prodigioso universo.

Devi mangiare tutto, Noel, mi raccomando: lo sai che poi la mamma si dispiace se lasci qualcosa.

Certo, papà.

Mia moglie ci osserva con tenerezza. Resta in piedi, lontano dalla tavola, la sua soddisfazione è tutta nel guardarci. Che creatura meravigliosa, sembra esistere soltanto per noi.

La mamma vuole sapere perché sei ancora in pigiama.

E tu ricordale che oggi è domenica. Nessuna fretta, no?

Noel sorride, ma non a me.

Che c’è’? chiedo io.

Sei buffo papà.

Perché?

Quando sei imbarazzato diventi tutto rosso.

Ah sì?

Lo stai facendo anche adesso. La mamma dice che sembri un semaforo.

Ah… Faccio io.

Il pigiama verde e giallo, papà.

E…?

La faccia rossa! Esulta Noel.

Va bene, allora farò il semaforo che beve il caffè.

E io sono già vestito.

Non vale, perché ti ha aiutato la mamma, no?

Noel fa un cenno d’assenso con la testa e addenta una fetta di torta. Io butto giù il mio ultimo sorso, poi mi alzo e con la tazza vuota ancora in mano mi soffermo a guardare mio figlio.

Che fai, papà?

Penso sia ora di andare a cambiarmi. Contento?

Sì. Anche la mamma… vuoi che veniamo con te?

No, tesoro, faccio da solo. Tu, intanto, finisci la colazione.

Così entro nel bagno e mi piazzo tranquillo davanti allo specchio. Peccato che ci sia una crepa, forse non è una gran minaccia, ancora troppo piccola per mandare tutto in frantumi, però si nota. È una specie di ammonimento: la sorte potrebbe cambiare, stai attento! Ecco il messaggio.

Con il Karma non si scherza.

La vita può trasformarsi in pianto all’improvviso. Custodisci quel che hai e non smettere mai di amarlo.

Suonano alla porta.

Questo è sicuramente mio fratello, lo stavamo aspettando. Tolgo ogni residuo di schiuma da barba sulla faccia e corro ad aprire.

Ciao Carlo. Entra.

Ciao fratellone. Sono venuto a prendere Noel. È pronto?

Certo, ha appena finito di fare colazione. Gli ho già preparato lo zainetto con il cambio. Ora te lo chiamo.

Noel, sei pronto? Lo zio è arrivato, dai che sennò si fa tardi.

Mio fratello sembra inquieto.

Perché te ne stai lì sulla porta, vieni dentro! Faccio io.

Vado un po’ di fretta. Per arrivare in montagna ci mettiamo un paio d'ore e siamo già in ritardo.

Manca molto, tesoro? Sbrigati, non ti fare aspettare, dai...

Pochi minuti dopo Noel arriva seguito da mia moglie, saluta suo zio e poi dice qualcosa sottovoce alla mamma.

Carlo assiste alla scena tenendo d’occhio mio figlio.

Parla ancora con il suo amico immaginario, vero? Povero bambino, con quello che ha passato: ci vuole tempo.

Grazie Carlo. Apprezzo quello che fate tu e tua moglie per noi.

Ci mancherebbe, anzi: sicuro che non vuoi venire anche tu? Ti farebbe bene staccare un po'. Non serve torturarsi così.

Grazie, ma io sto bene, credimi. Preferisco dedicarmi alle faccende di casa. L'ordine m'aiuta.

E in futuro? Perché non vi stabilite per un po’ da noi?

Te l’ho detto, qui abbiamo le nostre abitudini e tutto ciò che amiamo.

Certo, però…

Però cosa?

Non dico che sia facile, l’incidente è stata una tragedia per tutti noi, ma dobbiamo pensare a Noel. Ti prego: lasciati aiutare!

Carlo, ascoltami: non siamo mica soli.

Appunto. Ci siamo noi, fratellone. Non devi fare l'eroe.

In quel momento Erica e Noel scoppiano in una risata fragorosa.

Visto? Faccio io. Noel sta benissimo, non vedi com’è felice?

Ma che dici? Tuo figlio parla da solo …

Io abbozzo un sorriso, ma Carlo con la testa tra le mani si rivolge a me con una tristezza infinita.

Come fai a non capire?

Cosa?

È tutto sbagliato... devi reagire.

Che c'è, Carlo?

Non credi che tuo figlio abbia bisogno d’aiuto?

Perché?

...Niente, scusa... lascia stare… Se Noel è pronto io andrei.

Così Carlo resta sull'uscio, mentre io stringo mio figlio e gli do un bacio in fronte.

Fai il bravo, eh? Gli dico. Non fare arrabbiare nessuno, va bene?

Sì, papà.

Certo, lo so. Ormai sei un bambino grande… Ora vai…

Noel corre da sua madre e l’abbraccia come fosse un addio, mentre mio fratello si affretta a confortarmi.

Vedrai che dopo qualche giorno con i miei figli gli passerà questa storia dell'amico immaginario.

Sarà... Dico io.

Fidati è così, fratellone. Non è sano che continui a rifugiarsi nella fantasia. È evidente che non ha ancora superato la morte di Erica e tu lo devi aiutare... Non c'è più la sua mamma, è vero, ma ci siamo noi e ci sei tu.

Sì, sì, Carlo, lo so, ma non ti preoccupare. Basta chiacchiere, vi stanno aspettando.

Carlo prende mio figlio per mano e io li lascio andare via. Una settimana passerà presto, penso.

Chiudo la porta.

Hai visto cara? Faccio io rivolto a Erica. Il nostro bambino va in vacanza tutto solo per la prima volta. Sta diventando grande. Sono sicuro che si divertirà un sacco con i suoi cuginetti, non dobbiamo stare in pena per lui. Sai che ti dico, invece? Ci prendiamo una pausa e pensiamo un po' a noi.

Mia moglie mi sorride, complice.

Sei contenta, cara?

Erica si avvicina e sussurra dolcemente:

Finalmente soli, amore mio.

 

Dopo, nel silenzio, respiriamo insieme l'aria gelida del mattino.

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Commenti: 1
  • #1

    Ruben (giovedì, 08 gennaio 2015 17:31)

    Molto. Molto. Molto bello Attilio. Sei riuscito a far passare la figura della madre inosservata ma presente, a sufficenza da creare il plot-twist finale con un ottimo ritmo. Complimenti!