Cassetta in metallo con incisioni (fine XVIII sec), con foto e manoscritti d'epoca

David Ressegotti

«Pian de' Frassini, III Martius AD MDCCCIX

Figliuolo adorato,

se tutto è andato secondo gl'auspicî, onde mi è stato possibile dianzi alla mia dipartita indicarti l'esatto luogo ove dissotterrare lo scrigno ch'ora giace aperto a' piedi tuoi, non credo  d'uopo dire te chi scriva questa missiva o chi son io. Ma per gli altri che si troveranno a scorrere queste righe, sarà opera degna chiarire il loro autore essere stato Giandomenico del fu Battista Noster, l'istesso ch'edificò la magione cui il giardino presso il quale ergesi il cipresso sotto il quale questo scrigno di solido ferro fu sotterrato afferisce. Ebbi tre fratelli e tre amatissime sorelle, una moglie di nome Maria, dolce Nome!, e quattro figli: Battista, Eracle, Alcide ed Eleonora Cristina, al maggiore de' quali questo scritto è primariamente volto.

Battista caro, e voi cui questa picciola vanità è finita di tra le mani, o uomini a me cari più della vita stessa, deggio confessare di aver per tutta la vita indulto a un peccato assai grave, e che nemmanco in morte, ora che la mia anima spero vaghi finalmente libera del mortal velo verso le Dimore Eterne, mi abbandonò, il peccato cioè di voler dare a me e a' miei eterna memoria. Vana speme, certo, per gli uomini più illustri e vieppiù per me, che fui sol uno fra gl'innumerevoli pellegrini di questa valle di lacrime, ove il lavoro delle mani e il sudore della fronte mia mi resero capace di donare alla famiglia mia un futuro che confido privo di affanni.

Come tributo a questo vetusto progenitore vostro, pregherei te, Battista, e il primogenito tuo e il figliolo suo primo ancor dopo fintantoché Domineddio vorrà possibile, di dare a me in cambio della mia gratuita opera questa sola soddisfazione. Sembri pure un impegno futile e gravoso, qual forse è davvero, ma per anni mi scervellai per invenire come vincere il tempo, o quantomeno dargli più ardua battaglia: durando la mia genìa, confido che qualcosa di me in questo piccolo scrigno si conserva insieme con qualcosa dei miei figlioli – ovverossia voi, amatissimi lettori – e che non solo l'anima mia, ma anche la mia memoria possa godere di un misero frammento d'eternitade.

Vostro Devotissimo,

Giandomenico Noster.»

 

«Pian de' Frassini, addì 13 aprile 1851

Carissimo Domenico,

se ti è riuscito di comprendere per quanto a fatica i circonvòvoli del padre mio sai bene già perché ti sia capitato di far dissotterrare questa seconda cassa da morto appena seppellita di fresco la mia. Se così non è, ti consiglio di leggere dianzi alla mia la lettera del padre mio Giandomenico, del quale per tradizione familiare rechi il nome.

Quando mi ritrovai a cavar dalla terra questo scrigno, col quale mio padre trovò il modo d'affibbiarmi un'ennesima cura anche una volta felicemente svolazzato “verso le Dimore Eterne”, pensai che questo scrigno avrebbe potuto trasmettere un appello buono a qualcosa, e ho dunque deciso di perpetrare le volontà del padre mio; o forse m'è rimasto semplicemente adeso alla pelle qualcosa delle sue velleità d'eterno, come accade ai frutti che mai si allontanano troppo dal ramo loro.

Non intendo però occupare di giustificazioni il breve spazio ch'ho concesso alla mia vanità, tanto più che spero che chi legge abbia davanti a sé numerose altre missive oltre a queste due e alla tua: adoprati solo di fare del bene non solo ai consanguinei, come fu premura del nonno, ma a tutto il popolo e all'Italia come cercai invece di fare io. Pensa a come posi a frutto casa Noster, qui a Pian de' Frassini: non più un'isoletta felice in mezzo a' patimenti, ma un porto sicuro a tutti coloro che cercassero per cuore, braccia o ingegno di fare il bene. E bada a non farti buggerare come lui dalle chiacchiere delle tonache e delle donne, ma porta rispetto adeguato quantomeno alle seconde. Questo vale non solo per te, ma anche per gli altri cui è capitato in sorte di leggere queste righe in un'epoca spero più felice di quella in cui oggi viviamo.

Servo vostro,

Battista Noster.

 

P.S.: Aggiungo un piccolo ritratto della famiglia nostra e uno della mia quand'ero fanciullo, con coloro che mio padre ha nominato. Sarebbe bello che voi facciate altrettanto.»

                                                                                                    

«Pian dei Frassini, li 20 luglio 1887

Caro mio piccolo Leonardo,

vedi bene che tipo d'uomo era il nonno, se la prendeva con il padre eppure pontificava molto più e molto peggio di lui. Non dico che t'ho fatto prendere la pala e venir alla vecchia casa di famiglia solo per vedere che non raccontavo fole quando raccontavo di lui, ma ammetto essere questa parte del godimento che mi riservo pel letto di morte.

Ho aggiunto a mia volta una fotografia nostra – mia, tua, di Ludovica e di Chiara e Michele – e mi trovo a dover ricordare a mio padre che se non si scrivono i nomi di chi viene ritratto nella foto non si rende molto onore alla memoria loro: nell'ordine il siòr Domenico, Luigia mia madre e Veronica, ma pauvre Véronique (sai bene quel che le successe).

Quel che devi trarre da questi scartafacci lo trarrai da te, così come gli altri voi. L'Italia è fatta e 'le magnifiche sorte e progressive' macinano successi, ma per noialtri a forza di aiutar esuli mettere insieme due soldi per la tua educazione o anche solo per la fotografia è stato arduo molto più che portare i Savoia in villeggiatura nel Mezzogiorno. Però cercate, tu e voialtri, di conservare questa tradizione di casa Noster: credo sarà sempre più bello per chi seguirà leggere qualcosa dell'aria che tirava in famiglia in passato. E poi questa cosa del dare ardua battaglia al tempo mi solluchera, o non sarei divenuto scrittore; ed è bello sapere di non avere tutte le uova in un paniere.

Addio e stammi bene,

Domenico Noster.»

 

«Pian dei Frassini, 4 ott., Anno III dell'Era Fascista

Battista,

così ho fatto io, più per rispetto ai padri suoi che a mio padre.

Spero che quando leggerai queste righe ne andrai fiero, fiero di far parte di una tradizione di eroi italiani del lavoro e della patria – salvo per il mio genitore stesso, che ahimè ha contraddetto il sangue del suo sangue persino sul rotolar dei frutti e la lettera del quale non so cosa mi trattenga dal dare alle fiamme, forse solo la pietà pegli antenati.

Confido che un'Italia rinnovata sorgerà dalle ceneri della Guerra e realizzerà gli auspici della famiglia Noster: e tu sarai lo strumento fondamentale della nostra durevolezza, in primo luogo terminando di dare alla negletta casa di famiglia la dignità ch'a essa conviene. Includo la fedele riproduzione fotografica della famiglia nostra, compresa la tua onoranda madre Mattea, tu e i tuoi fratellini Menotti e Rachele; ma confido che tu, oggi tanto giovane e sognatore nella tua bella divisuccia, dovrai aggiornare l'immagine di ancora molti fratelli, dato che io e tua madre abbiamo dei doveri verso la patria cui non verremo meno.

A noi,

Leonardo Noster»

 

«Ehilà, fratellino!

Ti stai godendo i soldi della vendita, laggiù al sole? Che invidia!

Guarda gli allegati: che roba ha trovato la ditta giù al cantiere! Devo ancora finire di leggerle tutte, specie le vecchie. Gli operai la stavano buttando via, ma 'ste foto sono piuttosto antiche! Peccato per i ritrattini, invece, che sono tutti rovinati. Mi sa che li butterò via. “-_-

Non sapevo che ci fosse una roba del genere in famiglia! Credo che il buon Leonardo qui non abbia più detto nulla a nonno Battista, oppure boh, che lui non sia riuscito a proseguire la tradizione grazie alla cortesia di quel proiettile tedesco (peraltro, fortuna che il suo vecchio è morto prima di sapere che ha combinato lui in guerra!...). Peccato, a papà sarebbe piaciuto buttare la sua lettera nel mazzo, e probabilmente anche a nonno. Che dici, troviamo una foto di papà e degli altri e un altro posto dove seppellire questa roba? Non che ci manchino, ora, ma mi sono informato e la cassetta potrebbe valere un bel centone con foto e lettere... Però valli tu a sentire questi se vendiamo tutte le loro speranze d'eterno solo per offrire una grigliata ai ragazzi! XD

Allora, come procediamo?

D.»

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Commenti: 2
  • #1

    Matvey Schmidt (domenica, 11 gennaio 2015 04:49)

    Sensazionale. Scolpito dalla cura del tempo, come un diamante. Sono qui in camera mia ad applaudire, che si sappia. Bravò bravò

  • #2

    David (domenica, 11 gennaio 2015 12:26)

    Ti ringrazio, a quanto pare sei molto più soddisfatto di me di com'è venuto. ;D