Il mare

Stefano Parisi

«Calma piatta stanotte – dice il ragazzo, seduto su un rotolo di corda – clima perfetto.»

«Preferisco il mare grosso – risponde dopo un momento il tizio magro che regge il timone – meno gente in giro.»

Il ragazzo seduto sul rotolo di corda beve un lungo sorso dalla bottiglia e la getta oltre il parapetto. I motori della barca coprono il piccolo tonfo che produce quando cade in acqua.

«Chi vuoi che ci sia in giro a quest'ora?»

Il magro non risponde subito, gli occhi fissi sullo schermo del sonar che mostra, un po' confusamente, il profilo del fondale sotto la chiglia.

«Pescatori. La Guardia Costiera. Gente. Li vedrai, una notte o l'altra» dice alla fine. Poi i due tacciono e gli unici rumori sono il vento e il rombo dei motori da duecento cavalli. Silenziosa, una luna al primo quarto occhieggia dalle nubi, limitandosi a tingere di pallidi riflessi le creste delle basse onde e gli spruzzi davanti alla prua.

Finalmente il magro abbassa una manetta e toglie gas; i motori borbottano le loro proteste prima di ammutolirsi mentre la piccola nave si ferma, docile, scheggia color notte immobile sull'acqua nera.

«Va bene pivello, è ora di tirare fuori le palle.»

Dalla tasca, il ragazzo estrae un esiguo mazzo di chiavi. Ne sceglie una e apre il lucchetto della lunga cassa bianca a poppa. Chi aveva deciso di dotare la barca di un contenitore così grosso aveva forse pensato ad un ripostiglio di corde, catene, reti e materiale da pesca, magari il frigobar e le mute da sub. Al momento sotto il coperchio c'è una sagoma completamente avvolta in un sudario bianco e legata con una corda. Macchie scure, irregolari, rompono l'uniformità del telo di cotone.

«È già morto?» chiede il ragazzo, visibilmente nervoso.

«È una donna. Comunque no, le hanno solo dato una ripassata prima di darla a noi» risponde il magro con tono disinteressato, grattandosi la barba sotto il mento. E continua «Prima la tiriamo fuori e prima finiamo, dai che non abbiamo tutta la notte.»

I due sollevano il corpo e lo appoggiano senza tante cerimonie sul fondo della barca.

La donna manda un lamento strozzato e comincia a muoversi debolmente. Il ragazzo alza gli occhi sul magro.

«Ma che fai, muoviti! Prendi il peso, che si sta svegliando!» gli ringhia quello, accompagnando le parole con un irritato gesto della mano.

Il ragazzo fruga per un momento nel buio, prima di trovare quello che cerca.

«E dai, Cristo, che facciamo giorno!» sbotta il magro, stizzito, una nota nervosa nella voce.

La figura sul fondo della barca inizia ad agitarsi, emettendo lamenti che si fanno sempre più forti mentre la donna riprende i sensi.

I moschettoni schioccano, legandola ad un'ancoretta a ceppo e ad un paio di mattonelle di calcestruzzo.

«Dai adesso, su e fuori.»

Uno davanti e uno dietro trascinano la donna fino al parapetto, gettano fuori la zavorra e fanno passare lei sopra la ringhiera; un tonfo sonoro e immediatamente i lamenti cessano. In meno di un istante la sagoma scompare sotto la superficie dell'acqua buia.

I due uomini si guardano, poi il magro fa un cenno di approvazione e si accende una sigaretta, offrendone una al ragazzo che la prende ed inizia a fumarla cercando di nascondere il leggero tremore delle mani. I mozziconi finiranno ai pesci e questa notte sarà presto dimenticata dal mondo.

Il magro rianima i motori e inizia a girare la barca.

«Bel lavoro, pivello. Adesso metti insieme le canne.»

Il ragazzo non sembra capire.

Il magro lo guarda da sotto capelli disordinati, sogghignando dentro di sé; sì, sono sempre tutti molto freddi la prima volta. Poi vanno a dormire, hanno incubi orrendi e per un paio di settimane si sentono i peggiori peccatori della storia dell'uomo... almeno finché il capo non li richiama, e poi di nuovo, e ancora e ancora e ancora, finché il lavoro non è più lavoro ma solo routine, una cosa che fai tre, quattro, a volte anche sette o otto volte all'anno senza neanche troppo interesse. Prudenza sì, cazzo, quella sì. Chi lavora di merda e si fa beccare ha vita breve, non ci vuole niente a pagare una guardia in carcere per mettere un po' di topicida in un piatto di minestra.

Ma il chi e il perché? Chi se ne frega, i soldi arrivano comunque. Se qualcuno è così cretino da mettere i bastoni tra le ruote alle persone sbagliate può anche andare a farsi fottere. Chi pensa ai fatti propri prospera e il mondo così gira a meraviglia.

«Le canne, quelle da pesca» il magro sospira e scuote la testa, ma è solo commedia. Ah, ci sarà da divertirsi con questo qui. «È quasi l'alba; dobbiamo farci belli per le motovedette.»

«Ma non sembriamo mica pescatori» ribatte l'altro.

«E tu che cazzo ne sai di come è fatto un pescatore? Prendi la roba, stava nella cassa con la tizia. Sai come si monta una canna da pesca? La lenza sta già sul mulinello, basta che ci metti i vermicelli e qualche piombino»

«Certo che lo so come si monta» borbotta il giovane tra i denti, iniziando a rovistare nella cassa «Tanto per curiosità, chi era quella?» chiede.

Il magro guarda il ragazzo frugare nella cassetta degli ami, poi torna a fissare la bussola e l'orizzonte.

«Una che faceva domande.»

Il ragazzo tace, lasciando parlare i motori.

La barca si allontana, il rumore si spegne.

Sulle onde scure, la luna tramonta.

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Commenti: 4
  • #1

    Il Mala (giovedì, 12 giugno 2014 00:37)

    Lettura impersonale che rendeva bene la situazione,la storia l'ho trovata senza polpa.

  • #2

    Stefano (sabato, 14 giugno 2014 21:20)

    Ciao Mala e grazie del commento!
    Senza polpa dici? Puoi elaborare un po' il concetto per favore?

  • #3

    annalisa (mercoledì, 25 giugno 2014 01:08)

    bene bene, narrazione scorrevole e in generale piacevole, buona suspance. Gli unici appunti che posso fare sono: personalmente, non avrei usato il presente, toglie secondo me un po' di atmosfera. Poi, sarebbe stato interessante sviluppare meglio la storia al passato: chi sono sti due? perchè fanno ciò?

  • #4

    Il Mala (sabato, 05 luglio 2014 20:59)

    Sembra che non succeda niente per tutto il racconto. Può essere solo una mia sensazione.