Un piccolo Grand Tour

Jacopo Colombo

Potrebbe sembrare strano che Luigina fosse riuscita a dormire tutte quelle ore. Il tragitto verso la stazione dei treni, il viaggio sul vagone, il traghetto.

Potrebbe sembrare ancora più strano considerando che Luigina aveva intrapreso quel tragitto per puro caso, addormentandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

E immagino che potrebbe risultare del tutto inverosimile se dicessi che Luigina aveva trascorso tutto quel periodo in una borsa.

A questo punto potrebbe essere bene risolvere il mistero con una semplice rivelazione: Luigina era una gatta. Non un gran che come colpo di scena vero? Però è così che è andata e se qualcuno pensasse che la storia che sto raccontando è inverosimile, beh, peggio per lui.

Quindi Luigina era una gatta. Una gatta molto piccola e generalmente piuttosto tranquilla che aveva passato la giornata a distruggere la casa dei suoi padroni e quindi ragionevolmente piuttosto stanca. Gettata in malo modo fuori di casa da Anna, la sua padrona (e che pretendeva? I cuccioli fanno così!) aveva trovato uno spettacolo che l'aveva incantata. Borse, borsette, borsine e chi più ne ha più ne metta! Così si era pulita ben bene (Luigina era una gatta molto pulita) e, dopo aver girato intorno al gruppetto, si era infilata nella più piccola che aveva trovato, mettendosi a dormire silenziosamente.

Caso volle però che le borse fossero state lasciate davanti all'entrata della palazzina dalla signora Ivana, in procinto di partire per la Sicilia a trovare la pronipote che faceva la cresima.

La signora Ivana era una donna anziana e per nulla avventurosa, la quale malgrado vivesse così distante dalla famiglia era sempre riuscita ad evitare di viaggiare in aereo e si era ripromessa di continuare così fino alla fine dei suoi giorni.

In treno lungo tutta l'Italia

Il traghetto Salerno-Messina.

Un viaggio lungo eterno attraverso un paesaggio fatto di periferie e campagne, sempre più piatte, sempre più brulle, con esplosioni di verde e immersioni nel grigio. Ma Luigina di tutto questo non vide nulla. Dormiva nella borsa, apriva gli occhi un secondo, buio, comodo, caldo.

Fu solo all'arrivo a Messina che la signora Ivana aprì la borsa nella quale si era nascosta la gatta e questa, spaventata all'improvviso dalla luce, schizzò fuori come una molla soffiando e scappò così in fretta che l'anziana ci mise un po' a capire cosa l'avesse aggredita.

Luigina intanto era schizzata via di corsa e c'era mancato poco che una macchina la investisse.

Si fermò disorientata sul marciapiede, attorno a lei non c'era niente che riconoscesse. La luce era molto più intensa e rendeva le sue pupille due fili neri attraverso i suoi occhi, aveva caldo, e che confusione! Macchine che sfrecciavano, odori intensi, gente che camminava parlando al cellulare, urlava, si abbracciava, le sue zampette dovevano ballare il tip tap per evitare cartacce e mozziconi di sigaretta.

Si mosse incerta, cambiando spesso direzione, facendo attenzione a non restare schiacciata da quelle gambe che sembravano colonne. Da dietro di lei un miagolio basso e strascicato. Due gattoni adagiati come sfingi sulle sedie di un bar chiuso la osservavano con grande attenzione.

Ora, come ho accennato Luigina era molto giovane e a parte questo era sterilizzata. Non gradì affatto la cera galante di quei due. Soffiò, si incurvò, rizzò il pelo, ma questo non parve scoraggiare i due corteggiatori, che si misero a rincorrerla con furia. Per pura fortuna un autobus stava chiudendo le porte proprio in quel momento e la gatta riuscì a infilarsi dentro mentre le porte si serravano sul muso ai due innamorati.

Furono ore strane quelle. Sull'autobus faceva molto caldo ma, soprattutto, regnava una confusione assoluta. I bambini piangevano, qualcuno giocava a carte, un animatore al microfono invitava tutti a cantare vecchie canzoni stonate. Tutti sembravano esagitati e nervosi. Luigina si nascose sotto un sedile, terrorizzata. L'unico conforto era un panino al salame che un incauto viaggiatore aveva lasciato per terra in uno zaino mezzo aperto.

Ci vollero diverse ore perché l'autobus si fermasse e parecchi minuti perché tutto tornasse alla tranquillità. Solo allora la gatta tentò di scendere dal mezzo infernale. Lo spiazzo in cui si erano fermati era polveroso e sassoso, pieno di persone in attesa di entrare da una via che conduceva ad un'ampia vallata. Luigina, curiosa come tutti i gatti, saltò la fila zigzagando fra le gambe.

Entrò in questa valle immensa, il cielo era enorme sopra di lei, era tutto esposto come non aveva mai visto.

Oleandri, olivi, piante grasse e secchi arbusti spuntavano da un tappeto di terra rossastra, senza erba. C'erano anche delle grandi rocce fatte in una maniera che le ricordava le casette del parco giochi nel vicino a casa sua, solo che queste erano di pietra, più grandi, più bianche, più rovinate. Le rovine di un tempio secolare sono un posto ideale per riposare, quindi salì i gradoni con aria soddisfatta e si sdraiò proprio in mezzo all'antica struttura.

C'era un bel sole e se lo godette tutto facendo le fusa a se stessa, stiracchiandosi e chiudendo gli occhi goduriosa.

I turisti da dietro le corde che delimitavano il perimetro cominciarono ad accorgersi di lei.

Si sentirono risatine e gridolini entusiasti e tanti misero mano al cellulare.

La loro guida però non era affatto contenta. Le sacre vestigia dell'arte ellenica ridotte a casba di vili felini! Eppure la bestia era lì e non poteva farci nulla. Imprecò in inglese con tutto l'aplomb di cui era capace, sventagliando le braccia secche con un conseguente tintinnio di bracciali e braccialetti ma niente, Luigina pisolava beata.

Fu allora che successe il patatrac. Guglielmo aveva passato male gli ultimi giorni. La moglie gli aveva promesso il perdono per l'ultima scappatella con la tabaccaia se l'avesse portata a fare quel viaggio e aveva dovuto cedere. Questo aveva significato passare la settimana con i parenti di lei, svegliandosi all'alba per muoversi verso località delle quali non gli importava nulla, sotto il sole cocente. Quella mattina gli si era pure rotto il cellulare. Era troppo. Aveva bevuto almeno tre birre e il sole cominciava a dargli alla testa, e ora tutta quella confusione!

Si era precipitato, aveva visto, aveva capito, aveva deciso. Prese la roccia più grande che aveva trovato e dopo aver girato qualche volta su se stesso l'aveva lanciata contro la povera Luigina!

Ora, non so se avete mai provato a lanciare qualcosa quando eravate ubriachi. La maggior parte degli uomini in certe condizioni non riesce neppure a centrare l'acqua della tazza.

Prevedibilmente e fortunatamente il lancio di Guglielmo mancò Luigina. Un po' meno fortunatamente la pietra si schiantò contro i resti di una statua in bronzo esposti poco lontano ammaccandola vistosamente.

Guglielmo si difese dicendo che in fondo la scultura era già rotta.

Luigina capì l'antifona e hop hop! In un secondo scomparve alla vista fra gli arbusti.

In compenso l'attenzione di tutta quella gente l'aveva lusingata non poco e tutta l'avventura l'aveva divertita parecchio.

...

Anna aveva sentito molto la mancanza di Luigina. Ormai erano passati diversi mesi da quando la gatta era scomparsa. Aveva rilasciato annunci, chiesto a tutti i vicini, ma niente. Solo la signora Ivana aveva risposto in maniera evasiva ma non ci aveva dato troppo peso: era una donna un po' svanita a causa dell'età.

Una sera che ormai non ci pensava più Anna accese il computer. Un amico l'aveva invitata a visionare un gruppo di gattofili su un social network. Fu una sorpresa incredibile vedere tante foto di Luigina, mollemente adagiata sulla torre Eiffel, sulla grande piramide, sulla muraglia cinese, a Machu Picchu e in tante altre località del mondo.

«Kitty from the World» era il gruppo più visitato dell'ultima settimana.

 

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Commenti: 3
  • #1

    Il Mala (mercoledì, 11 giugno 2014 23:19)

    Bella la gatta girovaga.
    Molto bella la scelta del racconto per bambini\ragazzi.

  • #2

    Fucina narrante (venerdì, 13 giugno 2014 19:55)

    Un paio di persone mi hanno fatto notare che non c'è una vera morale in questo racconto e che forse questa è una mancanza, tu che ne dici?

  • #3

    Il Mala (sabato, 14 giugno 2014 18:42)

    Personalmente non deve esserci una morale, un racconto può essere fine a se stesso senza Dover dire qualcosa.