Escono dalla terra

Riccardo Tabilio

«Escono dalla terra! Ultimi aggiornamenti sulla minaccia dei morti in città!»

Da un angolo del plaid a quadri steso sull’erba, ignorata, la radio ronzava le notizie del giorno. Ma l’attenzione di tutti era sullo zio Eddie.

«A quel punto zio Hank si sporse dal finestrino della macchina e disse: Ehi tu, faccia di merda! – disse proprio così: faccia di merda! Giuro su mia madre: ero seduto vicino a lui! – Vedi di spostare quel pezzo di ferraglia dalla mia strada o ti faccio un culo così! Ma non c’era nessuno: parlava direttamente alla macchina parcheggiata! Era un vero show: zio Hank era talmente incazzato che nelle pause del suo discorso si attaccava al clacson! Peep-peep! Sei una faccia-peep-di-peep-merda! Peep. Da morire dal ridere!»

Zio Eddie paonazzo aggrottò il volto in modo così comico da fare scoppiare a ridere tutti, compreso papà Brady che girava bistecche sulla griglia, e i bambini, i piccoli Kate e Johnny, seduti sulla coperta in adorazione, che si sbrodolavano addosso la Pepsi per il gran ridere. Persino Rachel, nemica giurata delle parolacce in pubblico, respirava a fatica tra le risa, la bocca spalancata piena di formaggio e tartine al salmone. Il nonno ridacchiava fumando mezzo sigaro. Solo nonna Lizzie, seduta su una seggiolina pieghevole, era l’unica a non partecipare. Masticava a vuoto, come al solito, con lo sguardo perso.

«Morti seppelliti» continuava il notiziario alla radio, incespicando tra le interferenze.

«Umani senza apparenza umana, individui non legalmente vivi che ritornano e minacciano la sicurezza dei cittadini.»

«I morti si aggirano per le nostre strade senza paura, in pieno giorno, sotto gli occhi dei nostri bambini, nei pressi delle nostre abitazioni, dovunque.»

«Entrano nelle case, da clandestini!»

«Siamo tutti a rischio contagio.»

«Se fossi stato io al suo posto avrei fatto la stessa cosa» sentenziò papà Brady strofinandosi le mani unte sul grembiule degli Yankees. «Jimmy White, eravamo colleghi alla Garmand, portava sempre con sé una bella mazza da baseball da 35 pollici. Con le palle, i guantoni e tutto. La teneva sempre lì nel bagagliaio per ogni evenienza! Per la volta in cui l’imbecille del giorno avesse deciso di mettere la macchina sul suo vialetto di casa. Vetri e fanali – boom, boom, boom – e passa una bella giornata! Domani vediamo se ritorni a piazzarmela qui davanti.»

«Faceva bene!» annuì zio Eddie, ora tutto serio. Aveva solo tre anni meno di Brady, il fratello maggiore, ma ne dimostrava dieci di meno: single, sregolato e sempre allegro. Con le sue storie assurde zio Eddie era l’idolo dei nipotini: «Io mi sono messo in macchina un set di mazze da golf e una decina di quelle loro palline durissime! – Eddie mimò un tiro con eleganza – Bang: nel cofano! Uh, che sorpresa Lord Algernon! Che le pare del mio colpo a giravolta? Ah, e anche un lanciafiamme» soggiunse al piccolo Johnny: «Ho messo in macchina anche quello, nel caso un giorno mi stufassi del golf!»

«Di questi tempi ci vuole ben altro che una mazza da golf…» commentò preoccupata Rachel, ritornata al contegno abituale. Guardò i ragazzi che giocavano a dirsi cose all’orecchio: «Avete sentito ieri la storia del bambino?»

Nel frattempo, alla radio, dalla cronaca si era passati alla pubblicità di una catena di caffè drive-in, a un’intervista al rappresentante di un comitato civico contro la minaccia dei morti viventi e infine alle opinioni di comuni cittadini.

«In questi mesi di colpevole accondiscendenza da parte delle autorità, i morti si sono moltiplicati senza controllo: hanno occupato spazi, edifici e infine interi quartieri della città. Soltanto nelle ultime due settimane le forze dell’ordine hanno tentato di contenere la proliferazione: cimiteri sono stati bonificati con le ruspe e asfaltati. Intere aree ad alta concentrazione di non-viventi sono state evacuate, recintate e poste sotto sorveglianza armata! – La nostra bella città, mutilata dei suoi quartieri storici, deve cauterizzare i suoi nuovi confini interni con chilometri di filo spinato.»

La radio fu spenta con uno sbuffo da Rachel. La cosa determinò, per una frazione di secondo, un’impressione di disorientante silenzio.

«È successo un paio di giorni fa, non ricordo dove. Un bambino di quattro anni…» Rachel abbassò il tono per evitare di farsi sentire dai ragazzi: «Gli è scoppiata la testa per un fucile a pompa. Mamma e papà lo hanno trovato così.»

Il nonno inarcò un sopracciglio, liberando la punta del sigaro di un poco di tabacco incombusto: «Quelli si stanno armando.»

«Un bambino di quattro anni, che giocava felice nella sua stanza, morto – morto a quattro anni!»

«Sono stati loro.»

«Loro?»

«I morti! Chi altri?»

«La gente non ne può più.»

Un lamento si alzò, improvviso. Tutti voltarono lo sguardo versa nonna Lizzie, che soffriva di scompensi improvvisi, ma la poveretta non si era mossa. L’urlo – un urlo canino, che si spense nel raspare di un sospiro affannoso – veniva dal margine dello spiazzo, dal limitare degli alberi.

Un morto vivente, lurido e ciondolante, si trascinava lentamente verso la coperta da picnic, attirato dalla fame. Tra i vestiti a pezzi, il mostro mostrava una ragnatela di ferite e piaghe cancrenose, tra i segni di colatura del sangue e di fluidi interni. Il volto era deformato dai danni di un colpo violento: forse un’automobile.

Eppure il morto camminava, come vivo.

Rachel si avventò urlando sui bambini e li strinse a sé sulla coperta: terrorizzati dall’allarme inatteso, i piccoli presero a gridare. In un momento il nonno ed Eddie furono in piedi. Papà Brady abbandonò il barbecue e si frappose tra la creatura e i familiari, urlando e brandendo l’attizzatoio davanti alla maschera orrenda del suo volto. Il cadavere tentennò, incerto. Poi cercò un obiettivo, il più innocuo: nonna Lizzie, non in grado di reagire, era rimasta sulla seggiolina, isolata dagli altri. Era a meno di due metri dal mostro.

Il nonno raggiunse la portiera del vecchio pick-up e ne trasse due mazze da baseball, anticipando la sorpresa del figlio minore: «Dagli addosso, Eddie!»

Eddie, ruggendo, caricò. Si frappose tra la nonna e il morto e lo colpì con violenza allo stomaco. Il mostro si fletté in avanti, piegato dal colpo tremendo, le ossa emisero un suono nauseante, di rami marci fracassati. Un colpo del genere avrebbe atterrato chiunque, ma il mostro lo aveva incassato senza un lamento. Brady si riscosse prima del fratello, prese l’altra mazza e si avventò sul cadavere ambulante: «Bastardo! Faccia di culo! – ansimava a ogni colpo – Muori! Muori! Muori!»

L’ultimo colpo, l’ennesimo, gli spaccò la testa, le ossa del cranio volarono tra l’erba dietro di lui. La creatura si accasciò esanime. Ci fu silenzio, rotto dai singhiozzi di Rachel e dal sospiro affannato dei due uomini, con la mazza da baseball ancora stretta tra le mani. I bambini erano sotto shock – il viso affondato nel petto della mamma.

«Vigliacco! - sussurrò papà Brady – Sono bestie vigliacche! La nonna… la nonna non si è accorta di niente.»

Il nonno guardò la moglie e tirò un sospiro. Non aveva visto niente: «Meglio così, povera Elize mia, meglio così…» disse tra sé il nonno. Poi prese l’iniziativa: tornò al pick-up e ne trasse un grosso sacco dell’immondizia, una pala e alcune paia di guanti spessi. Infine si rimise in bocca il sigaro: «È ora di dare una bella pulita».

«Sei pronto a tutto, papà! Cos’è? Volevi entrare nei ghost-busters?»

Il nonno sorrise, suo malgrado: «Tu non le finisci mai le tue sciocchezze?»

Gli uomini si misero al lavoro, ficcarono nel sacco i resti del morto e lo trascinarono via.

«Una volta ho messo sotto un tasso con la Buick! Un macello… – disse Eddie – Dovetti scendere dalla macchina e fare più o meno la stessa cosa.»

«Povera bestia.»

Finito il lavoro, andarono a lavarsi le mani sotto il rubinetto della tanica dell’acqua. La mamma intanto era riuscita in qualche modo a parlare con i bambini e a calmarli. La radio riaccesa sorprese i Creedence nel mezzo dell’assolo di chitarra di Lookin’ out my backdoor.

«Beh, allora fratello! – esclamò Eddie, parlando come un cowboy – Le abbiamo ordinate da un pezzo queste bistecche!»

Punto sul vivo, Brady tornò subito alla griglia: la carne non si era bruciata e, anzi, era cotta a puntino.

Brady annunciò sollevato a tutta la famiglia: «Signori, il pranzo è servito!»

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Commenti: 4
  • #1

    Il Mala (domenica, 20 luglio 2014 08:06)

    Bella prova.
    ottimo il cinismo all'americana con violenza seguita da una sensazione di "non è successo niente" bene sviluppato.

  • #2

    Vera (mercoledì, 30 luglio 2014 11:30)

    Fantastico...*_* se i produttori di walking dead ti avessero scritturato la serie sarebbe stata di gran lunga più spassosa. Il tuo racconto migliore per me!

  • #3

    Riccardo Cutroni (venerdì, 19 settembre 2014 20:14)

    Sul tema zombie devo dire che non ne so assolutamente niente; però quando ho letto del tema mi è subito venuto in mente, come un elemento classico del genere, uno zombie ucciso con una mazza da baseball (o una motosega, a dir il vero XD). Devo dire che un po' mi dispiace aver letto in questo racconto proprio questa scena perché mi sa davvero troppo di già sentito. Aggiungerei oltre a questo anche l'ambientazione americana o americaneggiante. Per un attimo ho temuto che spuntassero fuori anche una camicia a scacchi e un cappellino da baseball! Credo che magari si avrebbe potuto avere più coraggio, elaborando un contesto meno sfruttato. Se poi questi elementi siano stati impiegati volutamente per una rilettura, personalmente non ho percepito nel racconto chiari indizi in questo senso. È vero però che il racconto ha una vena ironica che in parte corregge il tiro; quando ho letto della nonna ho pensato subito 'questa è autentico colpo di scena di marchio Tabilio!”. Come nel caso del racconto fantascientifico sei molto bravo a non cadere nella parodia che secondo me non sarebbe una prospettiva così interessante nell'ottica della riscrittura di un genere. Mi è piaciuta molto la definizione del fenomeno zombie come illegale, l'ho trovata una prospettiva davvero originale quella di vedere lo zombie come una fastidiosa presenza o poco più, con tutte le voci dei media e i luoghi comuni dell'informazione. Non conoscendo il genere non so dire se sia molto o poco sfruttata quest'interpretazione, ma io l'ho apprezzata.

  • #4

    fucinanarrante (sabato, 11 ottobre 2014 17:31)

    Grazie tutti, scusate la latitanza nel rispondere: tempi da carta stampata che non ci dovremmo permettere...

    Grazie Vera (mi lusinghi...) e grazie Michele: sì, il rapido ritorno all'ordine del finale - come se non fosse successo nulla - vuole mostrare l'assuefazione alla brutalità dei personaggi. Con un 'effetto zapping'.

    Devo dire, Rick, che avevo proprio il desiderio di percorrere i cliché di genere, proprio per assecondare questa mia visione del contagio come di un fenomeno sociale (di immigrazione? Di occupazione?). Rileggendomi, però, mi rendo conto che forse dovevo spingere di più su quel pedale: mi chiedo se non sarebbe stato meglio evitare che lo zombie sembrasse così minaccioso verso la famiglia. Cioè: tenere la nonna demente, ma evitare che il mostro le si avvicinasse per attaccarla, piuttosto mettere in risalto il fatto che la debolezza di nonna Lizzie sia il pretesto per una 'difesa preventiva'.

    Per quanto riguarda l'effetto parodia... No, non avevo desiderio di fare un'operazione parodica sul genere zombie. Semmai preferirei che si vedano in filigrana elementi di una parodia del grande ('grande' come 'grosso', quello per la maggiore) cinema d'azione hollywoodiano, magari: questo sì.

    Grazie delle critiche: speriamo di mettere altra carne al fuoco (già che siamo in tema) è bellissimo che la fucina narrante diventi uno spazio di discussione! A presto!